In uno spazio aperto circondato da un bosco di cerri, lungo una strada comunale tra San Piero a Sieve e Galliano, sorgono la Chiesa e il Convento di San Bonaventura a Bosco ai Frati.
Inizio
01 gen 1970
Fine
01 gen 1970
Apertura
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Chiusura
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In uno spazio aperto circondato da un bosco di cerri, lungo una strada comunale tra San Piero a Sieve e Galliano, sorgono la Chiesa e il Convento di San Bonaventura a Bosco ai Frati.
La struttura
Il complesso, per come lo vediamo oggi, risale alla prima metà del Quattrocento, quando Cosimo de’ Medici commissionò al suo architetto personale, il Michelozzo, il rifacimento della chiesa, che sostituì le strutture originarie risalenti al VII secolo. Questa ha un’unica navata, divisa in quattro moduli, segnati dai pilastri che sorreggono le volte a crociera sul soffitto.
La facciata è contraddistinta da filari di pietra a faccia vista, con al centro il rosone sovrastato dallo stemma dei Medici. Si accede alla chiesa dal loggiato sorretto da colonne dal fusto intonacato, le basi e i capitelli in arenaria con sopra scolpite delle decorazioni.
Il chiostro è stato chiuso nel 1611 per proteggersi dal freddo invernale. Al suo interno troviamo la cisterna che raccoglie l’acqua piovana per le necessità quotidiane del convento. Nell’orto, invece, è collocato un pozzo con una copertura sorretta da colonne in mattoni a faccia vista.
I due dipinti più noti appartenuti a Bosco ai Frati sono stati entrambi trasferiti a Firenze alla fine del Settecento. Si tratta della cosiddetta “Pala di Bosco ai Frati”, del Beato Angelico e de “Il trittico. Resurrezione di Lazzaro” dipinto da Nicolas Froment. Altre opere sono conservate negli spazi del convento. Nella “Sala Capitolare” dal 1972 è stato allestito un piccolo museo di arte sacra dove è conservato il Crocifisso ligneo attribuito a Donatello, benché non vi siano documenti che ne accertino la provenienza.
Cenni storici
Il convento fu fondato dalla famiglia Ubaldini nel VII secolo per i frati dell’ordine di San Basilio, che vissero qui fino al 1012. La partenza dei basiliani inaugurò un periodo di abbandono lungo ben due secoli, terminato all’inizio del Duecento con la donazione del convento a San Francesco, che ha pregato in questi luoghi. Sessant’anni dopo, anche San Bonaventura avrebbe frequentato Bosco ai Frati – qui egli ricevette la notizia della nomina cardinalizia.
Il convento fu nuovamente abbandonato nel 1349 per l’imperversare della peste, finché i francescani non furono invitati a tornarvi da Cosimo de’ Medici.
Sotto l’egida dei Medici, il convento fiorì: oltre ai lavori del Michelozzo, giunsero anche opere d’arte e inestimabili volumi minati.
Nell’Ottocento, come molte analoghe realtà, anche i francescani subirono le persecuzioni napoleoniche e sabaude, con la soppressione degli ordini religiosi e la confisca dei loro beni. Così, i frati furono allontanati da Bosco ai Frati, ma soltanto per un breve periodo: nel 1870, infatti, i marchesi Guerini comprarono il convento e i suoi beni, messi all’asta dalle istituzioni dopo la confisca, e invitarono i legittimi proprietari a tornarvi. Nel 1949 Bosco ai Frati è stato donato alla Provincia Toscana dell’Ordine dei Frati Minori.
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